Provincia autonoma di Trento
Articolo

24 agosto - da Lavis al Lago santo - diario di viaggio

Dopo il consueto ritrovo delle ore 8 in piazza Dante, prendiamo l’autobus che ci porta a Lavis, dove è stato allestito il punto di partenza di questa tappa. I partecipanti che non erano presenti ieri (oltre la metà dei presenti) ricevono la borraccia marchiata SCUP e la credenziale, il cartoncino su cui verrà apposto il timbri alla fine di ogni tappa. Oggi siamo in 36, si sono aggiunti anche alcuni ragazzi del servizio civile nazionale.

Il tempo oggi è bello, la giornata è limpida e solare, dopo le piogge della notte.

Partiamo subito in salita, e saliremo per tutto il percorso. Si esce dall’abitato di Lavis e ci si inerpica tra le ultime case. Ci infiliamo in uno stretto passaggio tra due costruzioni e ci ritroviamo direttamente nel bosco.

A destra e a sinistra abbiamo dei muretti a secco, che delimitavano in origine degli orti. Proseguiamo tra piccole rampe e scalinate, mentre la vegetazione assume un aspetto quasi mediterraneo, tipico di un posto che riceve tanto sole nel corso dell’anno. Saliamo a lungo, con un passo regolare che possa essere comodo per tutti i componenti del gruppo, accompagnati da Charlotte, la cagnolina di uno dei due signori della SAT di Cembra che oggi si sono uniti a noi. Tira una brezza fresca che non ci fa accaldare troppo.

Usciti dal bosco, veniamo investiti dal sole cocente che fa esclamare al nostro capogita, Angelo: “Siamo stati baciati dalla fortuna!”, considerati i timori per il meteo incerto. Il panorama è proprio bello: davanti a noi la Paganella e, poco oltre, le cime del gruppo del Brenta. Ancora qualche metro e ci si apre sulla destra una incantevole visione della valle di Cembra, verdissima. In fondo si scorge il torrente Avisio. Notiamo ulivi e piante grasse, che ci confermano il particolare microclima dell’area.

Dopo una svolta ci appare da lontano la piccola chiesa di San Giorgio, solitaria in mezzo ai vigneti. L’attuale edificio sembra risalire alla prima metà del Quattrocento, anche se esistono notizie della presenza di un luogo di culto fin dalla metà del XIII secolo, ed è stato restaurato nel 1984. Il paesaggio è davvero affascinante: non ci sono altre architetture e intorno alla chiesetta, su un dolce rilievo, si dispongono dei campi di viti che sembrano aver quasi bloccato il tempo, mantenendo un possibile aspetto antico del luogo.

Proseguendo cominciamo a vedere sull’altro lato della valle le cave di porfido, che hanno devastato il territorio ma certamente sono state un importante risorsa economica per la zona.

Entriamo a Palù di Giovo, dove una serie di bandiere dello SCUP, disposte a poca distanza l’una dall’altra, ci guidano verso il bar del paese, in cui ci viene gentilmente offerto il caffè dal capogita. È l’unico locale del paese e scopriamo - con grande piacere - che la stessa barista ha svolto il servizio civile nel 2011, dopo essersi laureata in Beni culturali.

Continuiamo proseguendo la salita, attorniati da campi di viti e di mele, sfioriamo Ville di Giovo e raggiungiamo Valternigo, dove ci fermiamo a riempire le borracce: il sole batte forte e il caldo inizia a farsi sentire, soprattutto quando camminiamo sull’asfalto. Riprendiamo il cammino su una strada sterrata, costeggiata da ampi terrazzamenti. Dopo un’ora circa, verso le 13, arriviamo al parco giochi di Masèn, a quell’ora non occupato da bambini e pertanto individuato come posto tappa. Lo striscione e le bandiere SCUP lo identificano chiaramente. All’ombra di generosi alberi, ci sediamo nell’erba e consumiamo il pranzo al sacco.

È venuto a salutarci il signor Franco, la persona che ha tracciato i percorsi delle varie tappe di CamminaSCUP.

Ci ha raggiunti anche il videomaker di SCUP, Giacomo, che oggi mostra tutte le potenzialità di ripresa del suo piccolo drone, facendolo volteggiare sopra le nostre teste, ronzante come una grande vespa...

Dopo una pausa di un’ora abbondante, riprendiamo il cammino sullo sterrato e poi imbocchiamo un sentiero che ci riporta nel bosco. Continuiamo a salire fino a fermarci al rifugio Maderlina, dove possiamo riposare e - soprattutto - bere… L’ultima parte del cammino sarà ancora in salita (a fine giornata avremo fatto quasi 1000 metri di dislivello!). C’è, però, un tratto di circa 600 metri da fare sulla strada che porta al lago, che è molto stretta e dunque pericolosa per chi cammina, soprattutto se si è in tanti. Ma i nostri organizzatori hanno pensato a tutto e il traffico viene rallentato per evitare incidenti.

Ormai ci conosciamo piuttosto bene, il gruppo è compatto, e i discorsi che nascono sono molto interessanti: ci teniamo compagnia negli ultimi tratti del percorso.

Arriviamo finalmente al Lago Santo, stanchi ma felici della giornata e delle nuove conoscenze fatte. Abbiamo camminato per quasi 18 km. Ci sdraiamo a riposare sulla riva e qualche intrepido decide di tuffarsi. A 1200 m. di altitudine, nonostante il sole, la temperatura è piuttosto fresca e cominciano a farsi vedere le nuvole. È comunque divertente poter stare tutti insieme, condividere fatiche e emozioni della camminata.

Un autobus ci porta a Cembra dove, nel piazzale dell’oratorio, Valle aperta (importante associazione assistenziale del territorio ed organizzazione di servizio civile da molti anni) ci ha preparato un’accoglienza speciale.

Seduti in cerchio, veniamo salutati da Sabrina che ci parla di come la loro organizzazione si impegni ad “accogliere la potenzialità, pur nelle fragilità”. Un gruppo di utenti ci regala tre canzoni, suonate e cantate, che ci regalano davvero tante emozioni. Alziamo le mani e le muoviamo al ritmo di “Imagine”, mentre il cielo si fa scuro e sembra stia per scatenarsi il solito acquazzone.

La vicesindaco di Cembra-Lisignago porta il saluto dell’amministrazione e si dice piacevolmente colpita dall’idea di CamminaSCUP, che è anche quella di portare il messaggio del servizio civile “lentamente” in tutto il Trentino, camminando sul territorio. Si tratta di un’iniziativa che desta interesse, soprattutto ai tempi del Covid-19.

Il direttore dell’Ufficio servizio civile ringrazia per l’accoglienza e ricorda che l’intento di CamminaSCUP è proprio quello di far vedere che il servizio civile è presente sul territorio in tante organizzazioni.

È poi la volta di Luciano: ci racconta di come la sua esperienza di servizio civile a Valle aperta sia stata di ispirazione positiva per quelle che sono state poi le sue scelte future. “Noi e voi”, afferma, “siamo la nuova società”. Ora lavora come dipendete dell’associazione.

Francesco, un utente del centro, legge una sua riflessione: “un uomo senza sogni è come un cielo senza stelle: non è completo. Non togliamoci il pregio di sognare”. E il servizio civile sembra essere proprio questo, per noi ragazzi che siamo stati in servizio civile, che lo siamo o che lo saremo: un modo per fare esperienza puntando dritto ai sogni del nostro futuro.

Nella serata, in onore di CamminaSCUP, si svolge un incontro di musica, poesia, testimonianze nel salone dell’oratorio di Cembra. Con l’accompagnamento musicale della band di Valle aperta, si alternano diverse testimonianze di giovani che hanno svolto il servizio civile. Interviene anche il direttore dell’Ufficio Servizio civile. Un momento bello e partecipato, intenso, che fa da perfetto corollario e da ricaduta sul territorio per CamminaSCUP.

(galleria fotografica a cura di USC - vengono proposti i momenti più importanti della giornata e citati in questo diario di viaggio)

Questo sito utilizza cookie tecnici, analytics e di terze parti.
Proseguendo nella navigazione accetti l’utilizzo dei cookie.

Informativa cookiescookies